La testa del drago in Europa

Da una parte abbiamo il polo europeo dei trasporti navali, i “tre giganti del mare del Nord”, con  una movimentazione europea 36.6 milioni di TEU (acronimo di twenty-foot equivalent unit, che è la misura standard …

Da una parte abbiamo il polo europeo dei trasporti navali, i “tre giganti del mare del Nord”, con  una movimentazione europea 36.6 milioni di TEU (acronimo di twenty-foot equivalent unit, che è la misura standard di lunghezza nel trasporto dei container ISO, e corrisponde a 20 piedi, ossia circa 6 metri totali)

  • Il primo è il porto di Rotterdam nei Paesi Bassi con 14,3 milioni di TEU movimentati, che è anche il principale hub europeo per i container vuoti
  • Con la fusione dei due principali porti belgi, Anversa e Zeebrugge nasce il secondo porto europeo con altri 13,8 milioni di TEU
  • Al terzo posto abbiamo il porto di Amburgo in Germania con 8,5 milioni di TEU nel 2020, che indirettamente tramite il controllo del nuovo grande terminal del porto di Trieste avrà anche un accesso al Mediterraneo.

Dall’altra parte abbiamo il Porto del Pireo in Grecia con oltre 5,4 milioni di TEU nel 2020, che costituisce il più grande hub container del mar Mediterraneo e che al momento il quarto più trafficato in Europa.

Ora vediamo come il drago cinese si muove in Europa facendo una dovuta premessa: il 60% del commercio della Cina avviene via mare e la Cina è leader mondiale del trasporto marittimo, con una quota del 35% sul traffico dei container.

Da una parte abbiamo i cinesi che controllano i singoli terminal come a Rotterdam, Anversa, Zeebrugge, Bilbao, Valencia, Vado Ligure, Dunkirk, Marsiglia, Le Havre, Malta e Salonicco. (si, manca il porto di Amburgo, ma la cinese Cosco ha avviato negoziati per acquisire una quota del Container Terminal Tollerort, il più piccolo del porto).

Dall’altra abbiamo i cinesi che con Cosco controllano la maggioranza dell’ Autorità Portuale del Pireo (Port Piraeus Authority), ossia di un porto che nel 2009 movimentava 0,7 milioni di TEU e che dopo una crescita del 670% è arrivato a circa metà della crescita pianificata di 11 milioni di TEU ossia un volume maggiore del porto di Amburgo e pari a circa tutti i porti italiani nel loro complesso.

La conquista cinese dei porti europei e internazionali ha una conseguenza evidente sul mercato azionario: salgono le azioni del settore shipping (che trasporta l’80% delle merci mondiali con società che spesso detengono slot portuali).

Indubbiamente salgono per la ritrovata redditività del settore spinta dalla crescita dei costi di trasporto post Covid, a sua volta originata da una richiesta di trasporti marittimi cresciuta esponenzialmente; ma salgono anche perché si ritiene che forzando l’aumento dei costi di un asset sia possibile diminuirne la contendibilità.

I portafogli “Shipping” li trovate qui di seguito nelle versioni con 10 e 20 titoli.

Il tema ha stimolato la curiosità di Roberto Malnati