Conflitti e profitti

Gli americani si sono ritirati da Kabul e con loro gli europei; ma russi e cinesi possono tollerare lo status quo e far finta di niente? Ovviamente non possono permetterselo. E poi per l’eliminazione del …

Gli americani si sono ritirati da Kabul e con loro gli europei; ma russi e cinesi possono tollerare lo status quo e far finta di niente? Ovviamente non possono permetterselo.
E poi per l’eliminazione del terrorismo islamico, Putin è storicamente una garanzia e non dimentichiamoci che anche i cinesi hanno i loro metodi collaudati.

C’è un articolo illuminante di Marco Benedetto per blitzquotidiano.it ripreso da Dagospia, che ci invita a riflettere sul ruolo di Putin, come candidato per regolare i conti con Isis e talebani ora che l’Islam radicale e terrorista, dopo la conquista di Kabul, dispone di una base territoriale.

Sono metodi discutibili? Certamente. E’ sbagliato arricchirsi con i conflitti? Certamente.
Possiamo noi che viviamo di mercati ignorare i flussi finanziari associabili ai cambiamenti in corso per il nuovo ordine mondiale tripolare? Avremmo certamente potuto, ma abbiamo invece scelto di occuparcene.

In fondo anche la green economy, la decarbonizzazione, la mobilità elettrica hanno aspetti altrettanto controversi (che affronteremo in seguito con altri articoli), ma l’intero settore finanziario si è gettato a capofitto sulle nuove opportunità di guadagno vendendo questi investimenti come “virtuosi”, senza preoccuparsi troppo delle enormi incongruenze. Oggi ci sono fondi ed Etf che hanno avuto un grande successo per ciascuno di questi temi che copriamo anche noi con portafogli tematici dedicati.

Nessuno però aveva ancora osato lanciare un Etf che trae profitto dai conflitti, investendo in società che si arricchiscono rispettivamente in scenari offensivi e in scenari difensivi, rispetto a quella che si prospetta essere un business ricchissimo. Centinaia di miliardi di dollari di armi abbandonate che richiederanno altri miliardi di nuove armi per essere neutralizzate. Materie prime rare e indispensabili da monopolizzare. Difesa da attacchi cyberterroristici. Apparati di comunicazione strategici. Supporto logistico. Sostanze chimiche.

Abbiamo quindi realizzato una prima versione del settore tematico “Global conflict”, escludendo per il momento lo scenario di guerra batteriologica o virale, che in buona sostanza avrebbe condiviso con il settore “Genomic Revolution” molti costituenti.

Come al solito, se seguiamo dove va il denaro ora, possiamo intuire in anticipo gli eventi che accadranno in futuro.

I portafogli “Global conflict” li trovate qui di seguito nelle versioni con 10, 20 e 40 titoli.

Il tema del conflitto ha stimolato la curiosità di Roberto Malnati